Se Valencia è una città che sorprende, sappiate che io posso amplificarne l’effetto. Quando preparo un tour alla scoperta di Valencia, vi accompagno in una visita che riempie gli occhi di meraviglia alla Città delle Arti e delle Scienze, alla Cattedrale e al Mercado Central. Ma per riempirvi il cuore, alla fine, vi porto a El Cabanyal.
Molti di voi si aspettano il classico quartiere sul mare, e io adoro vedere lo stupore nei vostri volti non appena vi accorgete di essere arrivati in un luogo che sembra avere un’identità completamente diversa dal resto della città. Non è solo una sensazione, visto che per circa 60 anni El Cabanyal è stato un paese di pescatori autonomo al punto che, anche dopo l’annessione a Valencia nel 1897, ma fino ad oggi, molti abitanti più anziani dicono “vado a Valencia” quando si spostano verso il centro.
Forse è proprio questa identità così forte ad aver reso El Cabanyal uno dei quartieri più interessanti d’Europa. Nel 2020, addirittura, The Guardian lo ha inserito al terzo posto tra i quartieri più cool del continente, riconoscendone la capacità di reinventarsi senza perdere la propria anima. E passeggiando tra queste strade capirete subito il perché.
Un quartiere figlio del mare e dei pescatori…
Oggi El Cabanyal è famoso per i murales, per i locali di tendenza e per le botteghe creative, ma ancor prima era il quartiere dei pescatori. Le prime abitazioni erano conosciute come barracas o cabañas, semplici capanni in legno e canne costruiti dalle famiglie di pescatori vicino alla spiaggia.
L’economia si basava sulla tradizionale tecnica di pesca a strascico, la pesca dels bous, operata da due imbarcazioni affiancate con vela latina. Le reti, una volta calate in mare, assumevano una forma simile a due corna e venivano trascinate fino alla riva da due buoi. Se siete appassionati d’arte, probabilmente questa scena l’avete vista nei celebri dipinti di Joaquín Sorolla, La vuelta de la pesca e Sol de la tarde.
Se invece vi interessa più il lato urbanistico delle città che visitate, quello di El Cabanyal racconta molto bene il suo legame con il mare. Nel XIX secolo, le case furono costruite seguendo un preciso orientamento verso est, per fare in modo che il sole illuminasse le facciate durante la mattina, mentre nel pomeriggio gli edifici rimanessero naturalmente in ombra, offrendo ai pescatori un po’ di sollievo dal caldo estivo. Oggi la chiameremmo architettura bioclimatica, eppure allora era semplicemente il modo più intelligente di vivere sulle coste del Mediterraneo.
Passeggiando tra le sue vie, noterete subito un altro dettaglio che rende El Cabanyal unico nel suo genere. Mi riferisco alle facciate rivestite di azulejos colorati, che in molti associano all’Art Nouveau o al modernismo catalano, ma in realtà la storia è diversa. Questo è il frutto di un modernismo popolare, nato dal basso. Ogni famiglia, a cominciare da quelle più ricche fino ad arrivare a quelle più modeste, decorava la propria casa secondo il proprio gusto e le proprie possibilità economiche, creando un quartiere in cui nessuna facciata era identica all’altra. Ancora oggi quei mosaici, quei motivi floreali, i colori marini e i dettagli geometrici rendono l’ambiente così caratteristico e sorprendentemente armonioso.

…salvato dalla resistenza civica
Se oggi possiamo passeggiare tra le strade di questo barrio è anche grazie ad una delle più importanti battaglie urbanistiche della Spagna contemporanea. Nel 1998, il Comune di Valencia, guidato dal Partido Popular di Rita Barberà, approvò il prolungamento dell’Avenida Blasco Ibáñez fino al mare, con un progetto che prevedeva la demolizione di oltre 1.600 edifici, compresi molti immobili già tutelati come Bene di Interesse Culturale. Ma la risposta del quartiere fu immediata e nacque il movimento Salvem el Cabanyal, che per quasi vent’anni portò avanti una lunga battaglia a suon di manifestazioni, ricorsi e mobilitazione popolare.
Nel 2010 arrivò lo stop da parte dello Stato e nel 2015, con il cambio dell’amministrazione comunale, il progetto venne definitivamente archiviato. Ogni volta che racconto questa storia durante una visita guidata vedo lo stupore negli occhi dei viaggiatori. Perché El Cabanyal non è diventato affascinante grazie alla gentrificazione, come spesso accade con le grandi capitali europee, ma perché una comunità ha deciso di difendere il proprio patrimonio e la propria identità.
Ancora oggi questa energia è palpabile, merito delle associazioni di quartiere che sono molto attive e continuano a promuovere iniziative culturali che coinvolgono residenti e visitatori. La più sorprendente, secondo me, è Cabanyal Íntim, un festival teatrale durante il quale le case private aprono le porte e si trasformano in piccoli palcoscenici. Se avete la fortuna di visitare Valencia nel mese di maggio, non perdetevi l’occasione irripetibile di entrare letteralmente nelle abitazioni degli abitanti per assistere agli spettacoli e assaporare in pieno lo spirito del quartiere.

El Cabanyal, un quartiere tutto da vivere
A rendere El Cabanyal particolarmente affascinate e meritevole di ricevere tutta la mia sponsorizzazione, è anche il fatto che il quartiere sia riuscito a mantenere la propria anima e il suo equilibrio marittimo nonostante i cambiamenti radicali degli ultimi anni. Oggi, infatti, El Cabanyal lo vedete pieno di artisti, designer, piccoli imprenditori, sono stati aperti molti centri culturali, caffetterie indipendenti e ristoranti, tutte attività che hanno contribuito alla rinascita del quartiere.
Spesso i miei tour di Valencia a El Cabanyal iniziano con la visita dal mercato coperto, in cui i miei viaggiatori possono osservare come scorre la vita dei residenti tra i banchi del pesce e della frutta, per poi farli perdere nelle vie di Carrer de Josep Benlliure, Carrer del Progrés o Carrer de la Barraca, in cui ogni angolo è diverso.
La spiaggia del Cabanyal e quella di Las Arenas completano perfettamente la passeggiata, che in pochi minuti fa passare da un quartiere storico al lungomare.
El Cabanyal è un quartiere vivo, che ha saputo mantenere forte la memoria dei pescatori ma anche imparare a convivere con le nuove idee, le nuove attività e le nuove generazioni che lo abitano. Tutti questi motivi lo rendono uno dei quartieri che più continuerò a consigliare a chi vuole conoscere il volto più autentica di Valencia.
Da Valencia,
Maria Antonietta Bazzoni
