C’è una categoria di viaggiatori che preferisco in assoluto. Non perché siano più facili da accompagnare, anzi, spesso sono i più esigenti, nel senso migliore del termine, ma perché sanno cosa cercano. Sanno distinguere una cosa bella da una cosa semplicemente cara. Sanno fermarsi davanti a un’opera d’arte senza guardare l’orologio. Sanno che il viaggio non è la somma delle attrazioni visitate, ma la qualità del tempo vissuto.
Parlo dei viaggiatori over 60. E ogni volta che accompagno un gruppo di persone in questa fascia d’età per le strade di Valencia, torno a casa con la certezza che questa città sia fatta, tra le altre cose, esattamente per loro.
Valencia è per chi ama viaggiare con calma
Valencia non è una città che urla. Non ha l’ansia di Manhattan, né la densità soffocante di Barcellona in agosto. È una grande città di quasi un milione di abitanti, ma si muove a un ritmo che invita alla lentezza. Le piazze sono larghe, i bar hanno sedie comode all’esterno, il centro storico è compatto e percorribile a piedi senza strapazzi, i musei non sono mai così affollati da togliere il respiro.
C’è anche una questione climatica che conta: Valencia ha più di 300 giorni di sole all’anno, temperature che d’inverno raramente scendono sotto i 10-12 gradi, e una primavera e un autunno di una dolcezza rara. Per chi viene dall’Italia del nord o dal resto d’Europa, passeggiare qui a novembre con una giacca leggera ha qualcosa di quasi miracoloso.
Ma soprattutto (e questo è il punto che mi sta più a cuore) Valencia ha una cultura dell’accoglienza autentica, non costruita per i turisti. I valenciani sono gente che ama stare in piazza e chiacchierare al bar. Per chi viaggia cercando il contatto vero con la città e con le persone che ci abitano, questo fa tutta la differenza.
Il mattino a Valencia: la città che si sveglia lentamente
Una delle cose che apprezzo di più quando accompagno viaggiatori over 60, è che nessuno vuole correre alle 8 di mattina. E per fortuna, perché Valencia al mattino presto ha una qualità tutta sua, che si gode meglio con calma.
Il punto di partenza ideale è Piazza della Vergine, il cuore antico della città. Al mattino, con la luce che comincia a scaldare i palazzi gotici e neoclassici e la fontana che gorgoglia nel silenzio, è uno di quei posti in cui ci si ferma senza sapere bene il perché. La Cattedrale, che si affaccia sulla piazza della Regina, è già aperta, e in quell’ora i turisti sono ancora pochi: il momento migliore per entrare, guardare su verso la cupola ottagonale, sostare davanti al Sacro Calice, la reliquia che molti storici ritengono essere il vero Graal, e ascoltare la storia di questo luogo senza il vociare delle comitive.
Da lì, a pochi passi, c’è la Basilica della Vergine dei Desamparados, patrona di Valencia. È uno dei luoghi più amati dai valenciani stessi, e la sua cupola ellittica affrescata è uno di quegli interni che non ci si aspetta, che sorprendono ogni volta. Entrarci la mattina presto, quando la luce filtra laterale dai finestroni, è un’esperienza che molti dei miei ospiti mi dicono di ricordare a lungo.
Poi ci si avvia verso il Mercato Centrale, e questa è la tappa che, invariabilmente, conquista tutti. Non importa quanti mercati si siano visti in vita propria: qui c’è qualcosa di diverso. Sarà la cupola di vetro e ceramica, sarà la luce che filtra e si spande sui banchi di frutta e verdura come in un dipinto fiammingo, sarà il vociare in valenciano mescolato all’odore delle spezie e degli agrumi. Qualunque sia la ragione, il Mercato Centrale di Valencia non delude mai. E la sosta per una horchata ghiacciata con i fartón, è uno di quei momenti di viaggio che non si pianificano e non si dimenticano.
Il quartiere del Carmen senza fretta
Dopo il mercato, e magari dopo un pranzo leggero in uno dei bar storici delle vicinanze, è il momento di addentrarsi nel Barrio del Carmen. È il quartiere più antico di Valencia, e camminarvi dentro è come sfogliare un libro scritto su più secoli. I palazzi gotici con i cortili interni, le torri medievali, i murales sui muri delle case basse, le gallerie d’arte aperte su strade lastricate che sembrano immutate da secoli. Qui non si fa nessuna corsa: si cammina, ci si ferma, si guarda. E se si è con una guida, ogni portone socchiuso diventa un racconto, ogni stemma sopra un arco diventa un pezzo di storia che all’improvviso prende senso.
Una cosa che dico sempre: il Carmen va vissuto, non visitato. Significa che non c’è un numero di tappe da spuntare, ma c’è un quartiere da attraversare al proprio passo, lasciandosi portare dalla curiosità. Quell’attitudine (quella di viaggiare con curiosità invece che con l’ansia del check-list) è una qualità che i viaggiatori over 60 hanno sviluppato nel tempo, e che li rende ospiti straordinari di una città come questa.
Una passeggiata nei Giardini del Turia
Non bisogna percorrerli tutti. Anche solo un tratto (magari quello tra il centro storico e il Ponte dei Fiori, uno dei più belli) è sufficiente per capire perché i valenciani amino così tanto questo spazio. Ci si può sedere sull’erba, guardare i bambini che giocano, i jogger che passano, le coppie che passeggiano. È una delle rare esperienze in cui il turista e il residente occupano lo stesso spazio e condividono la stessa lentezza.
Nel pomeriggio, quando la luce si fa più dorata e l’aria si raffredda leggermente, i Giardini del Turia sono la meta perfetta. Quasi dieci chilometri di parco urbano che scorrono lungo il vecchio letto del fiume, attraversando la città da un capo all’altro: un’oasi verde, piatta, senza auto, senza traffico, con panchine ogni poche centinaia di metri e bar lungo il percorso dove sedersi quando se ne ha voglia.
Per chi ha piacere di spingere fino alla Città delle Arti e delle Scienze, il percorso nei giardini porta direttamente fino ai piedi di quel complesso architettonico straordinario. Anche solo vederlo dall’esterno, con le vasche d’acqua che riflettono le strutture bianche di Calatrava, vale la passeggiata.
La sera a Valencia
I valenciani cenano tardi (difficilmente prima delle 21) e per chi non è abituato può sembrare uno shock iniziale. Ma ha i suoi vantaggi: significa che dalle 19 alle 21 le piazze del centro si animano di una vita di quartiere autentica, con i bar che aprono i tavolini e la gente che esce a prendere aria dopo il lavoro. È uno dei momenti più belli per sedersi con un aperitivo, magari un agua de Valencia, il cocktail tipico a base di cava, gin, vodka e succo d’arancia, e semplicemente guardare la città che vive.
La Piazza della Reina e la già citata Piazza della Vergine sono trasformate dalla sera: la luce artificiale cambia le proporzioni degli edifici, la folla è diversa da quella del mattino. E un tavolo all’esterno in uno di questi luoghi, con una bottiglia di vino valenciano e qualche tapa, è la chiusura di giornata che nessuna guida potrebbe pianificare meglio della vita stessa.
Non posso non dirlo: Valencia è una città che si visita a piedi. Il centro storico è compatto, il Barrio del Carmen non è accessibile in auto e i Giardini del Turia sono progettati per i pedoni e le biciclette. E la buona notizia è che si tratta di strade piane, di sampietrino sì ma ben mantenuto, senza le salite di Lisbona o le discese ripide di certi borghi italiani. Per chi ha qualche problema alle ginocchia o semplicemente non ama i ritmi forzati, Valencia è una di quelle città che permettono di camminare molto senza accorgersene. Quello che fa la differenza, per questo tipo di viaggio, è avere qualcuno con cui camminare. Non solo per non perdersi, ma per trasformare ogni tappa in un’esperienza che abbia senso e profondità. Un palazzo gotico visto da soli è un palazzo gotico. Lo stesso palazzo raccontato con la sua storia, i suoi abitanti, le sue vicende politiche e familiari, diventa qualcosa che si porta a casa.
Io organizzo tour su misura per chi vuole visitare Valencia con i propri tempi, senza fretta e senza compromessi sulla qualità di quello che si vede. Se siete in coppia, con amici, o con un piccolo gruppo familiare che include nonni e nipoti, combinazione che funziona magnificamente a Valencia, contattatemi. Costruiamo insieme il percorso giusto per voi.
Da Valencia,
Maria Antonietta Bazzoni
